Il caporedattore della redazione di Genova del Giornale ha scritto questo lungo articolo sul Parco Nazionale delle Cinque Terre
Più che un articolo, sembra un'apologia
20-10-09
Il Giornale (Ed. Genova) 13-9-09
Parco delle Cinque Terre, così è nato un miracolo
Di Massimiliano Lussana
Dai trenini a cremagliera per la vendemmia al
gemellaggio con il Parma in serie A, l’ente è sempre all’avanguardia Ma il Pd fa
guerra al presidente, artefice del successo, che non va all’Europarlamento per
l’opposizione del suo partito
Quasi una versione di Gardaland o di Mirabilandia che, anzichè essere un
non-luogo è al centro di un vero paradiso naturale - per aiutare i viticoltori a
raccogliere l’uva sulle colline. Di quando quelle terrazze che il mondo ci
invidia e che sono parte integrante del diploma di patrimonio dell’Unesco, erano
invece solo l’ennesima fatica improba per chi viveva dei prodotti della terra.
Erano i tempi in cui anche il paradiso assomigliava moltissimo all’inferno.
Paradiso naturale, ambientale, ecologico e inferno di fatica, di sudore, di
stenti per arrivare a fine mese. Se la vita dei contadini non è mai stata
facilissima, la vita dei contadini delle Cinque Terre a quei tempi, era
durissima. E anche il fatto che quella durezza fosse racchiusa in uno scrigno di
bellezza non toglieva nulla alla durezza.
Se non si parte da questo ricordo, se non ci si muove da questa consapevolezza,
se non si esce dall’immagine da cartolina delle Cinque Terre, non si capisce il
lavoro di Franco Bonanini. Soprattutto, non si capisce la logica che lo muove e
lo spinge ad impegnarsi a tempo pieno - ventiquattr’ore al giorno verrebbe da
dire, persino quando dorme, verrebbe da sospettare - per il suo territorio.
I Parchi - regionali o a volte anche nazionali - sono spesso istituzioni più
inutili delle Province, meno operativi delle Comunità Montane: utilissimi per
creare posti nei consigli di amministrazione e fogli di carta intestata, meno
per essere realmente volano di sviluppo per i territori.
Bonanini sembra fatto apposta per smentire questa storia. E per capire perchè
sia così diverso, lui e il Parco, dagli altri presidenti e dagli altri parchi,
occorre proprio ripartire dall’inizio: dal sudore sulla fronte dei suoi
genitori, dalla voglia di cambiare la vita dei giovani e di fare un omaggio agli
anziani: «Noi andiamo avanti per loro e per i loro genitori e per i loro nonni e
per le generazioni precedenti che non meritano che tutto vada in mare».
E forse sta tutto qui. Sta tutto nell’amore per i propri cari, per i propri
ricordi e per il proprio territorio, il successo del modello di sviluppo delle
Cinque Terre: quando si fa qualcosa con passione, alla fine i risultati si
vedono. Magari si fa più fatica, magari si suda di più, magari si soffre e si
somatizza ogni ostacolo. Ma i risultati si vedono. Col cuore, tutto è più bello,
più significativo, più dolce, più emozionante. Col cuore.
Ecco, io penso che tutto quello che ha fatto Franco Bonanini e il cuore di
Franco Bonanini e dei suoi collaboratori - da Luca Natale a Graziano Tarabugi,
fino a tutti i dipendenti del Parco - si veda. In tutto, persino nei
particolari, persino nei portarifiuti in plastica riciclata nati da 800 buste di
plastica o da 200 bottigliette recuperate.
Ci sono parole, espressioni, luoghi comuni, che sembrano fatti apposta per un
mondo fighetto che vive solo di radicalchicchismo, mangia il pesce solo se è
slow, beve acqua solo se è griffata e mangia caramelle purchè siano solo quelle
al pesto marchiato di Prà. E una di queste parole a cui sono un po’ allergico è
«sviluppo sostenibile». Non perchè non condivida il concetto, tutt’altro. Quello
che non condivido è il come un concetto assolutamente condivisibile e per
realizzare il quale sarei pronto a buttarmi nel fuoco, sia brandito come un’arma
impropria da gente che indossa pochette ideologiche che di sostenibile non hanno
nulla.
Ma, proprio perchè sono scettico di fronte a quella che mi sembra la natura
costruita in serra, una splendida opera di laboratorio con il marchio
ecosostenibile, mi inchino e mi levo il cappello di fronte a quello che vedo
alle Cinque Terre. Di fronte a un mondo che è fatto sì di straordinaria capacità
di marketing di se stesso, ma che contemporaneamente è meravigliosamente vero ed
emozionante. Che, da dovunque lo vedi, dal mare, dall’alto, dalla terra, ti
riempie gli occhi e il cuore. E la Via dell’Amore, con i due personaggi
stilizzati, fidanzatini di Peynet meno melassosi e più ruvidi, riesce a
trasformarsi da trovata di marketing in strada vissuta metro dopo metro. Dove
persino i lucchetti, chiaro retaggio dei libri di Federico Moccia, hanno un che
di vivo e di poco artefatto.
Sviluppo sostenibile sono le cozze ripiene alla riomaggiorese e il loro ripieno
che quasi si beve e lo splendido sciacchetrà. Sviluppo sostenibile sono le
spiagge per bimbi di Fegina, la parte nuova di Monterosso, e i costoni di roccia
a strapiombo sul mare di Manarola su cui non si avventurano nemmeno i tuffatori
più coraggiosi. Sviluppo sostenibile sono i gommoni del Parco che vanno avanti e
indietro e sono la migliore difesa contro gli incendi e sviluppo sostenibile
sono, per l’appunto, i trenini a cremagliera: cinquantadue monorotaie su terreni
scoscesi e ripidissimi che sono contemporaneamente strumento di lavoro per i
viticoltori e una rete unica al mondo per i turisti. Sviluppo sostenibile è
muoversi quasi esclusivamente in treno, con le auto confinate ai confini, fuori
dalle sbarre. E sviluppo sostenibile sono le mountain bike in cima al monte e i
pullmini che girano per i paesi e i sentieri pulitissimi e le residenze e i
rifugi. Roba che, se l’avesse fatta un privato, saremmo qua a discutere se
dargli il Nobel per l’economia e contemporaneamente quello per la pace e, se
esistessero, pure quelli per l’agricoltura, il turismo e l’ambiente.
Insomma, per quei posti - con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, certe sue
ruvidezze, il suo carattere, il suo essere accentratore, il «faraone» lo
soprannomina qualcuno nei paesi - Franco Bonanini è una specie di santo laico.
Uno a cui dovrebbero accendere un cero ogni volta che passa in paese. Poi, a lui
probabilmente piace pure.
Del resto, basta passare qualche ora fra i ragazzi dei campi estivi
internazionali di Legambiente, inglesi, francesi, giapponesi, coreani, ucraini,
per capire cosa significa nel mondo tutto questo e quanto pesa per l’immagine
positiva della Liguria in particolare e del nostro Paese in generale. Del resto,
basta camminare per strada a Riomaggiore, a Vernazza, a Corniglia, a Manarola, a
Monterosso e poi su fino a Portovenere, e a sentire le lingue che parlano:
tantissimi sono americani, australiani, olandesi. Sono il turismo più ricco,
bello, positivo e «sostenibile» che ci sia in giro. Una meraviglia.
Ora, tutto questo arriverà persino negli stadi di serie A: proprio giovedì il
Parco ha presentato una collaborazione con il Parma calcio. Illustrata, come al
solito, con le parole più ecosostenibili e un po’ retoriche a disposizione:
«L’idea del Parco è quella di legare la mediaticità del calcio e l’ambiente, con
una partnership di alto livello etico, territoriale e istituzionale»,
giustificata per di più dagli «storici rapporti di fratellanza e frequentazione
turistica imprenditoriale» fra Cinque Terre e Parma.
Detto così, sembra la solita operazione pubblicitaria. Ma, se si scava dietro
l’«alto livello etico» e tutte queste cose, c’è un fatto (un fatto, non una
parola) rivoluzionario: per la prima volta c’è un’alleanza fra un Parco e una
squadra di serie A. Tradotto, significa che allo stadio Tardini di Parma
spunteranno stand di degustazione dei prodotti tipici delle Cinque Terre e sui
maxischermi saranno trasmessi filmati del Parco e di sensibilizzazione
ambientale. In uno stadio. Per gli ultras. Se non è una rivoluzione questa...
A questo punto, se non è ancora arrivata, dovrebbe arrivare l’obiezione in
automatico. Ma Bonanini è del Partito democratico. Ma Bonanini è stato candidato
alle Europee. Ma Bonanini e il modello di sviluppo del Parco delle Cinque Terre
vengono citati da Claudio Burlando tre volte al giorno, prima e dopo i pasti,
come esempio da seguire. E, realmente, Burlando - ma anche Sandro Biasotti che
ha puntato forte pure lui su quella realtà durante la sua presidenza - credono
in questa esperienza. Perchè solo a un matto passerebbe per la testa di sminuire
il lavoro di Bonanini o l’unicità del Parco delle Cinque Terre.
Tutto vero, quindi. Franco Bonanini è stato davvero candidato del Pd e, come
candidato del Pd, è andato a un passo dall’elezione ad europarlamentare. Anzi,
per qualche ora, il seggio a Strasburgo e Bruxelles è stato davvero suo. Poi, i
pasticci coi conti. Poi, il candidato dalemiano che lo risupera. Poi, i ricorsi
contro il ricorso al Tar di Bonanini appoggiati addirittura dal suo partito.
Sostengono, quelli del Pd, che - se l’interpretazione del presidente del Parco
delle Cinque Terre prevalesse sulla loro - il partito si ritroverebbe con 40mila
voti di meno. Ma, come ha spiegato su queste pagine la nostra Maria Vittoria
Cascino, quei voti non darebbero più eurodeputati al Pd. Molto più
semplicemente, li sposterebbero da un eurodeputato all’altro. E allora perchè
non volere Bonanini, il cui approdo in Europa costituirebbe un valore aggiunto
enorme per la Liguria e persino per l’Europarlamento in generale?
Se il cuore, la passione, non sono un valore, ecco, allora Bonanini non deve
fare l’Eurodeputato.
Del resto, per avere una risposta esauriente alla domanda, basta guardare le
Cinque Terre. Basta vedere come lavora il Parco. E lì si trovano tutte le
risposte. Scritte col cuore.
La storia di chi alla Terrazza - quella di Ettore Scola, quella dei salotti dei
Palazzi romani - preferisce le terrazze delle Cinque Terr