di Pierluigi Castagneto

La cosiddetta bomba d’acqua di 500 millimetri di pioggia, non spiega tutta la devastazione avvenuta a Vernazza. C’è ben altro. E’ noto che a monte del paese ci siano circa 2 milioni di metri cubi di detriti che hanno ricoperto per oltre un chilometro la stretta valle del Vernazzola. Negli altri paesi devastati dall’alluvione la massa di fango e terra è quantitativamente minore, per cui i motivi della presenza di una massa così ingente di terra, che ha cambiato  la morfologia del territorio in modo radicale, sono da cercare altrove. L’Arpal e i geologi della provincia in questi giorni stanno effettuando i sopralluoghi anche in base alle segnalazioni dei residenti. A monte di Vernazza sulla strada provinciale 51, detta dei santuari, a circa un chilometro e mezzo dal bivio per San Bernardino (sp 61), in direzione di Monterosso e Pignone, si sono aperte due grosse frane all’altezza di due valli interne. La strada è crollata per circa 20-30 metri è ha causato una voragine nel terreno di circa 30, 40 metri di profondità. Un calcolo approssimativo parla di circa 50 mila metri cubi di terreno per tutte e due le frane. Il luogo in cui si sono verificati i distacchi si trova a circa 450 metri sul livello del mare e in quel punto la pendenza è massima. Si sta cercando di capire come sia stato possibile che tanta terra sia potuta scaricarsi a valle e tra le ipotesi al vaglio dei tecnici si mettono in risalto proprio i lavori di allargamento della stessa provinciale. Realizzati nella prima metà degli anni 2000 gli interventi di allargamento della sede stradale portarono al riempimento dei vallotti laterali con la realizzazione di aree di sosta e pic-nic. Il deflusso dell’acqua era stato realizzato tramite dei collettori di circa 80 cm, che però non hanno mai ricevuto un’adeguata manutenzione e spesso sono intasati. Una delle frane si è verificata in località Giuenti dove sgorga una delle sorgenti che alimentavano l’acquedotto di Vernazza. In questo sito pare che sia la forza d’urto dell’acqua piovana con le relative infiltrazioni, che la caduta di consistenti smottamenti sulla sede stradale abbiano causato il cedimento.  Non essendo state realizzate strutture di contenimento e muraglioni a valle, è stato giocoforza che la massa di detriti di entrambi i siti franosi sia precipitata con estrema violenza e sembra che abbia portato con sé tutto quello cha ha trovato sulla propria strada. Alcuni testimoni hanno raccontato che l’alluvione ha avuto due fasi: nella prima è arrivata l’acqua  e dopo un intervallo di circa mezz’ora il fango si è trasformato in detriti. Sinora si conoscono tre aree che cedendo hanno riversato in basso il materiale franoso: quelli sulla provinciale 51 e il parcheggio di Vernazzola, anch’esso realizzato con un riempimento di una piccola valle laterale. Da quel luogo, oltre alla terra, sono piombate sul paese decine e decine di automobili che come fuscelli si sono infilate nel canale e nella galleria di scolo intasandoli e facendo da barriera alla terra che per sfogo è salita sulla soletta di copertura di via Roma, riempendola sino al primo piano delle case.  

 

 

A Vernazza non solo acqua

50 mila metri cubi di terra caduti  sul paese da 450 metri lungo il pendio

Ecco l'effetto. La valle è riempita per un profondità di 7 e una larghezza di 20-30 metri

A sinistra l'immagine  fa vedere la profondità dell'edificio che qui sopra si vede sommerso quasi sino al tetto