

per le 5 terre news
in collaborazione con l'Osservatorio Europeo sulle Cinque Terre, associazioni e liberi cittadini
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Cronaca4 dopo che ha incensato per
anni il Parco Nazionale delle Cinque Terre pubblicando una
pagina quasi quotidiana a cura dell'ufficio comunicazione
dello stesso ente, oggi 16 ottobre 2010 inserisce quest'articolo
di ottimo livello sulle responsabilità di cui in tanti dovevano
accorgersi prima del 28 settembre, giorno della maxi retata a
Riomaggiore.
la redazione Mai nessun sospetto sulla cattiva gestione era emerso nel Consiglio di amministrazione Nella Comunità del Parco e nei revisori. L’inchiesta penale ora si estende alla Spezia Terremoto 5 terre, tutta colpa del faraone? L’inchiesta sulla gestione del Parco 5 Terre, che ha spazzato via il presidente e importanti funzionari dell’Ente e ha fatto emergere una fitta rete di collusioni e complicità con un sistema in cui l’illecito pare fosse pratica corrente, pone alcune riflessioni sul piano politico. Su quello penale sarà la magistratura, ovviamente, a individuare le responsabilità e a ricostruire i passaggi delle truffe e degli abusi che vengono addebitati all’ex presidente Franco Bonanini e ai suoi collaboratori. Le intercettazioni pubblicate sui quotidiani hanno rivelato un sistema di potere che ruotava attorno al Faraone e che era capace di dirottare fondi di finanziamento, falsificare le pratiche, cancellare le prove delle irregolarità commesse, favorire gli “amici”, minacciare i nemici e screditare chi si metteva di traverso o indagava con troppo zelo sulle magagne del Parco. L’ex presidente era il padre-padrone che tutto muoveva. Nel bene e nel male. Etutti gli altri eletti e nominati per la gestione dell’Ente? I dodici membri del consiglio di amministrazione? Non hanno mai avuto sentore di ciò che accadeva, non hanno mai avuto sospetti su qualche pratica? Tra loro ci sono tecnici e manager nominati dai Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, ricercatori universitari e politici locali, tra i quali anche due esponenti delle Associazioni ambientaliste. Non hanno mai avuto nulla da dire? E i membri della Comunità del Parco, esponenti dell’amministrazione provinciale, delle Comunità Montane e dei Comuni delle 5 Terre? Anche loro non si sono mai accorti di nulla? Non hanno riscontrato zone d’ombra nei bilanci? Edire che gli interventi del Parco ricadevano anche nelle loro giurisdizioni e, dunque, dovevano essere facilmente controllabili. Senza parlare dei revisori dei conti, alcuni dei quali risponderanno come imputati ai magistrati. Una distrazione collettiva e continuata che ha favorito il regime autocratico del Faraone. Un regime che aveva propaggini anche al di fuori del Parco, come probabilmente dimostrerà il prosieguo dell’inchiesta in corso destinata, pare, a coinvolgere altri personaggi della politica spezzina. BONANINI E TORTORA, DUE POTERI SENZACONTROLLO Non si possono non cogliere analogie con lo scandalo Acam che negli anni in cui sono maturate le decisioni che hanno provocato la crisi irreversibile dell’azienda aveva un analogo dominus: l’amministratore delegato Pierluigi Tortora. Acui la politica aveva delegato un potere quasi assoluto rinunciando in parte al suo ruolo programmatorio e decisionale e totalmente a quello di controllo. Oggi fa persino comodo scaricare tutte le responsabilità della cattiva gestione di Acam su Tortora, che resta comunque il principale responsabile. Ma il disimpegno della politica dalla conduzione di una delle principali aziende della provincia è stato grave e la decisione di non attivare azione di responsabilità contro gli amministratori che non vedevano, non sapevano e non pensavano non è certo un bel segnale. Non ci sono i soldi per pagare i consulenti, è stato detto, i consulenti che quelle responsabilità dovrebbero accertare. Come se questa fosse una giustificazione accettabile. Il decisionismo di Bonanini per molti versi è stato un valore e non un disvalore. Il presidente ha dimostrato di essere una fucina di idee e di progetti che è riuscito a realizzare senza le mediazioni estenuanti che spesso impone la politica. E grazie a quelle realizzazioni le 5 Terre sono diventate famose nel mondo tanto da attirare nell’ultimo anno quasi tre milioni di visitatori (l’80% stranieri) e il Parco di Bonanini è diventato un modello in Italia e non solo. Il decisionismo, però, senza controlli e senza trasparenza può produrre gli effetti nefasti che oggi tutti, un po’ sbigottiti in verità, biasimiamo. SENZA NESSUNA TRASPARENZA Per rendersi conto di che cosa sia la trasparenza, basta cliccare sul sito del Parco di Portofino. Ci sono tutte le informazioni che un cittadino può richiedere: i servizi e le escursioni, ma anche lo statuto, il bilancio, le delibere e i nomi e la provenienza di tutti i componenti degli organi dell’Ente. C’è anche il direttore che risponde a tutte le domande purché non anonime con l’elenco delle domande, l’argomento e la data in cui sono pervenute. Nulla di tutto questo nel sito del Parco 5 Terre in cui bilancio, delibere e organi di gestione proprio non compaiono. Il terremoto giudiziario che rischia di squassare l’immagine del Parco richiede che la politica, in tutte le sue espressioni, si occupi di continuare il lavoro di Bonanini (ottimo, a detta di tutti, sul piano della promozione e della salvaguardia dell’ambiente) garantendo la trasparenza che non c’è mai stata e che è indispensabile per far crescere quegli anticorpi contro le degenerazioni del potere senza controllo. Le 5 Terre sono diventate lo scintillante biglietto da visita della nostra provincia, il motore di tutta la politica turistica che non possiamo permetterci di avere in panne. Renzo Raffaelli
Sabato 16 Ottobre 2010 Cronaca4
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