Pierpaolo Guelfi è stato
un grande amico ed è un dei fondatori del Comitato per le Cinque
Terre. Si è spento, dopo una lunga malattia, l'11 maggio 2008. Ha sempre
messo davanti a tutto l'amore alla sua terra e tra i primi ha cominciato la
battaglia contro la costruzione del nuovo Villaggio Europa.


Il dolore che ci affigge
quest’oggi non può ovviamente essere sanato, se non da un bene più grande.
Abbiamo visto tutti nel volto di Pierpaolo, come sia triste la condizione
umana. La vigoria di un uomo, nel pieno delle sue forze, attanagliata,
soggiogata dal male. In molti tra noi sono stati testimoni come i suoi
ultimi mesi siano stati un calvario; ricoveri in vari ospedali e una
sofferenza sopportata con dignità. Ma soprattutto abbiamo visto che non
perdeva l’occasione di ringraziare tutti coloro che mostravano attenzione
per lui. Un atteggiamento di solidarietà umana che lo ha sempre
contraddistinto. Come recentemente nell’ospedale di Torino, quando alla
richiesta di aiuto di una paziente, d’istinto si voltò per intervenire.
Oppure stupisce il gesto di contribuire alle spese dell’ambulanza per il suo
ultimo trasferimento dall’ospedale della Spezia a quello di Levanto. Su
quell’ambulanza, che aveva contribuito con tanto impegno ad acquistare,
assieme ad altri volontari della Pubblica Assistenza, ci ha passato tanto
tempo. Sinché ne aveva avuto la forza, era salito sul mezzo di soccorso, con
una disponibilità, senza limite. Ed ecco perché bisogna ribadire che quel
mezzo non può più essere abbandonato in mezzo alla strada.
Ma non facciamone un eroe. Lui non avrebbe voluto, schivo com’era. Anzi, era
stanco di lottare. Nei colloqui con gli amici confessava di non farcela più.
Desiderava la fine dell’incubo. Non aveva nemmeno la forza di pregare. Mi
sono permesso di chiederglielo e di fronte alla sua titubanza gli dissi che
lo avrei fatto per lui. Anche di questo, nel nostro ultimo incontro, mi ha
ringraziato. Era un lettore accanito e la sua cultura abbracciava molti
campi. Con lui si poteva parlare di tante cose e mal sopportava chi parlava
solo di pesca o di calcio. Alcune sere fa, alla riunione nei locali
dell’asilo, è stato nominato più volte: “Pierpaolo ha detto”, “Pierpaolo ha
fatto”. Quante volte in questi giorni ci è tornato in mente il suo attivismo
per questo paese. Anzi ricordiamolo, la sua dedizione per queste quattro
strade, era senza fine.
Non accettava compromessi, era lineare. Come alla riunione con i
rappresentanti del Comune nel novembre scorso, quando si discuteva
dell’ostello. Non accettava i giochetti della politica. Il dire e il non
dire e le promesse non mantenute non facevano per lui, tanto che fece andare
su tutte le furie il nostro primo cittadino quando lo incalzò per fargli
sottoscrivere gli impegni presi davanti alla gente. La sua opposizione al
Villaggio Europa era ferrea. Non voleva il mostro di cemento, al posto delle
casette. Qualche volta si lamentava della gente del suo paese: «Non
capiscono» diceva, ma non mollava mai. Memorabile quella volta che si
precipitò al villaggio e pretese un’intervista dalla troupe di una
trasmissione in onda sulla Rai. Venne trasmessa e fece da contraltare alle
tesi sostenute da una nota autorità della nostra riviera. In un’ altra
occasione, con alcuni amici era in giro per Monterosso a distribuire
volantini e incontrò un noto uomo politico: non si fece intimorire, lo
provoco verbalmente e ne uscì una discussione franca e senza mezzi termini.
Poche sere fa era sdraiato sul letto della sua camera d’ospedale e gli
leggevo gli articoli in cui si dava notizia della bocciatura da parte del
Tribunale del progetto di costruzione del nuovo residence allo spiaggione.
Era la sua vittoria. “Il merito è tuo” ho ripetuto. Faceva fatica a parlare,
ma ho capito che non era convito. Anche qui era schivo, non voleva
riconoscimenti. Il tuo lavoro, il tuo impegno, la tua disponibilità senza
alcun ritorno personale ci sono stati d’esempio. Qui a Corniglia abbiamo
bisogno di metterci insieme, di costruire qualcosa per tutti. Abbiamo
bisogno di non scoraggiarci alla prima difficoltà. Abbiamo bisogno di fare
quello che hai fatto tu. Possiamo imparare da te.
Se vedemu Tapulli.
*Il testo è stato letto nella chiesa parrocchiale di Corniglia durante le
esequie religiose il 13 maggio 2008
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